Vacanze Romane?

Hanno con sè pochi soldi, mangiano alla mensa dei po.. pov.. pove…… ….parlamentari, quasi quasi dormono in una tenda, dico io, sono o non sono vacanze alla Jack Kerouac o ai Due Di Due di Andrea De Carlo  ?

non fanno la Vita francescana  ma a San Francesco o Robbie Hood senz’altro sarebbero davvero piaciuti molto i nostri deputati del Movimento 5 Stelle.

Rientrano nella normalità nell’eccezione della politica italiana.

C’è da abituarsi, come bere l’acqua dal rubinetto anziché comprarla in bottiglia. Questione di buon senso, che diventa abitudine

Dal Corriere del Veneto

LE SPESE PUBBLICHE

Pizza, una casa per tre o un alloggio
dalle suore. Vita da grillini a Roma

I parlamentari veneti del M5S nei giorni del dibattito sulla diaria: «Ci bastano 2500 euro più i rimborsi»

VENEZIA — «Non sono San Francesco, mica faccio la vita da eremita…». S’è un po’ rotto le scatole, il senatore Enrico Cappelletti, di questa storia che i parlamentari grillini dovrebbero apparire come un’armata francescana, pronta a spogliarsi di tutto. Perchè sarà pur vero che il Movimento 5 Stelle ha fatto irruzione a Roma sotto il vessillo della lotta ai privilegi, ma l’idea della beatificazione non piace a nessuno. Eppure anche i detrattori del partito capeggiato dal comico genovese hanno dovuto ammettere che, almeno in questo primo scorcio di legislatura, buona parte di deputati e senatori «stellati» ha saputo incarnare il low profile tanto decantato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. E gli eletti veneti non fanno eccezione. Per prima cosa tutti (o quasi) hanno preso una pausa dal lavoro per affrontare a tempo pieno l’incarico parlamentare.

«Sono a Roma dal lunedì a venerdì. I primi giorni alloggiavo in un bed and breakfast gestito dalle suore», racconta il vicentino Cappelletti. «Ora ho preso in affitto un bilocale. Per vitto e alloggio mi viene riconosciuto un rimborso forfettario di 3.500 euro al mese, ma conto di rinunciare a quasi la metà di quel denaro. Vivere nella capitale è costoso, ma duemila euro sono più che sufficienti ». Tagliato anche lo stipendio: «Ciascun parlamentare del Movimento terrà per sé circa 2.500 euro, il resto sarà reso allo Stato, anche se stiamo ancora cercando di capire in che modo. A Roma le tentazioni non mancano, ma è giusto che deputati e senatori abbiano uno stile di vita sobrio e dignitoso ». Al bando gli sprechi, quindi. Quasi una missione per la padovana Silvia Benedetti. «All’inizio stavo anch’io dalle suore, condividendo una stanza con Francesca (Businarolo, eletta a Verona, ndr). Poi mi sono trasferita in un bed and breakfast con Arianna (Spessotto, deputata veneziana, ndr) che è rimasta fino a un paio di settimane fa. Ora lei ha trovato un appartamento e io divido la stanza con la mia assistente: la camera ci costa 42 euro al giorno». I giorni trascorsi nelle (tante) strutture che gli ordini religiosi gestiscono a Roma, sono un ricordo piacevole per la Businarolo. «Con Silvia ho condiviso un locale per un mese e mezzo. Per risparmiare un po’ di soldi ci è capitato che fossimo perfino in tre. Vivere in alloggi di proprietà delle suore non è facile: bisognava rispettare alcune regole molto rigide e non si poteva rincasare dopo le 23. Sembrava di essere in collegio… ».

Ora la situazione è migliorata. «Da qualche settimana ho un appartamento in affitto: un’ex casa popolare che condivido con la mia assistente. Ho uno stile sobrio ma non mi va di dare l’idea che noi elette del Movimento 5 Stelle siamo delle monache che fanno una vita da poveracce. Moltissimi italiani stanno molto peggio di noi. Semplicemente cerchiamo di comportarci da persone normali». All’inizio dell’avventura romana, i parlamentari speravano di fondare una sorta di «Residence 5 Stelle», nel senso di una struttura che potesse ospitare tutti gli eletti del Movimento. «Ma ci siamo resi conto che sarebbe costato troppo», dice il senatore trevigiano Gianni Girotto. Non lo dice, ma la sua nuova vita nella capitale è destinata a lasciare il segno, se non altro sotto il profilo della dieta. Troppi ristoranti? Macché. «Io e buona parte dei miei compagni di partito pranziamo nella mensa del Senato. Si mangia benissimo e costa poco, quindi potremo restituire quanto ci viene rimborsato in eccedenza. La sera, invece, di solito mi accontento di un paio di tranci di pizza, e ne compro uno in più per tenerlo da parte e fare colazione la mattina. Mi piace la pizza…».

Che a Roma le tentazioni non manchino è poco ma sicuro. E non solo per lo stipendio, al quale occorre aggiungere diaria e rimborsi di vario genere (Girotto ha pubblicato on-line il suo primo cedolino: 14.288 euro), ma anche per i piccoli odiosi privilegi di cui gode la casta. C’è il barbiere del Senato, il forfait mensile a tre (!) zeri per il rimborso telefonico («Ma per il cellulare al massimo spendo 40 euro al mese. Il resto lo restituirò » giura Cappelletti), oltre a vitto e alloggio. «E pensare che molte cose, con il nostro arrivo, sono cambiate», assicura la deputata di Conselve, Gessica Rostellato, famosa per lo scatto che la ritraeva nel tentativo di entrare a Montecitorio con il figlioletto, mentre gli uscieri le sbarravano la strada al grido: «Qui i bambini non possono entrare! ». «L’asilo per i figli dei dipendenti pubblici resta un sogno che vale la pena realizzare. Invece alcuni sprechi sono già stati eliminati, come i bagni riservati esclusivamente a ospitare i bisogni dei parlamentari, e un ufficio postale con una corsia privilegiata per gli eletti: tutti i deputati potevano raggiungere lo sportello saltando la cosa. Assurdità. Ma ora l’aria è cambiata…».

Andrea Priante

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