90: LA PAURA LA SMORFIA DEI RAGAZZI

Ci sono davvero tante cose, migliori e peggiori, di cui parlare. Da ieri penso a Pietro Maso, un pezzo di storia che ho visto e vissuto. Quando la storia siamo noi, e quando la storia parla di noi. Quel Pietro Maso della nostra età, veneto e infelice in quel inizio anni novanta.

DA “LA STAMPA ” DI OGGI

Pietro Maso, il feroce viveur
che spezzò il patto tra le generazioni

Condannato a 30 anni, ne ha scontati 22. Grazie ad un complesso calcolo che somma i benefici di legge, l’ex ragazzo di Montecchia di Crosara torna libero 1800 giorni prima del fine pena
Libero dopo 22 anni: trucidò
i genitori per i loro soldi
ANTONIO SCURATI

Pietro Maso ha la mia età, la nostra età. L’età di una generazione il cui apprendistato alla vita è stato un apprendistato all’irrealtà. La più sfrenata.

Nati, come lui, a cavallo tra ’60 e ’70, come lui avviatici all’età adulta negli anni ’80 delle tv simulacral-commerciali, abbiamo poi avuto un’economia che passava di bolla speculativa in bolla speculativa, un’educazione sentimentale basata sulla pornografia di massa, una politica ridotta a comunicazione pubblicitaria, una Nazione divaricata tra Paese reale e Paese mediatico.

Il 17 aprile del 1991, nella sua casa di Montecchia di Crosara, provincia di Verona, aiutato da tre amici, servendosi di un tubo di ferro e di un bloccasterzo, a sangue freddo e in un corpo a corpo, nel corso di un aggressione durata ben 53 minuti, Pietro Maso massacrò sua madre e suo padre. Da ieri Pietro Maso è un uomo libero, domani ricorrerà il ventitreesimo anniversario del suo delitto, oggi viene pubblicata la sua autobiografia.

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